Giardia intestinale

 

La giardiasi è un'affezione enterica protozoaria dovuta allo sviluppo patogeno di Giardia (Lamblia).

Così denominata dal nome del suo scopritore, un tassonomista francese, Alfred M. Giard (1846-1908).  In seguito studiata e descritta dettagliatamente, ad oggi conta più di 40 specie in relazione all’ospite. I gruppi morfologici della giardia sono tre:

- Giardia agilis,
- Giardia muris,
- Giardia duodenalis

La G. duodenalis è detta anche Lamblia duodenalis ed interessa ospiti come uomo, cane, gatto, ruminanti, suino, cavallo, ecc, ecc. Le forme riproduttive sono due (rispettivamente vegetativa e quiescente):


- Trofozoide flagellato.
E' un protozoo unicellulare piriforme,  presenta ventralmente al corpo un disco adesivo che gli permette di aderire alla mucosa intestinale, compromettendola), le 4 coppie di flagelli sono posti ai bordi della ventosa. Al suo perimetro sono presenti delle protrusioni (aventi funzione di recettori biochimici), ovvero dei piccoli rilievi frastagliati il cui scopo è di aderire ai villi intestinali alterando il metabolismo ospite.

- Oociste.
Da un oociste si generano due trofozoidi, In pratica è la forma di resistenza del parassita e con peso specifico 1,05 si mantengono sulla superficie dell’acqua (pozze d'acqua contaminate). Le cisti sono suscettibili all’essiccamento, al calore (50°C), ai disinfettanti (candeggina 1%, sali quaternari d'ammonio, formaldeide sol. 2-5%, fenolo e cresolo 5%). Resistono comunque a –20°C per 10 ore, a 4°C per più di 2 mesi e 4 giorni a 37°C.

 

La giardiasi è un infezione protozoaria che infetta molti vertebrati, compresi cane ed uomo (detta quindi ubiquitaria)
L’aspetto zoonosico è molto importante, tanto che la giardiasi rappresenta la parassitosi intestinale più comunemente riscontrata nella popolazione umana di molti paesi. Attualmente questa malattia sembra espandersi e negli ultimi anni, numerose indagini hanno rilevato una prevalenza di Giardia nel cane dell’ordine del 10-30%.

 

Il quadro clinico è aspecifico in molti cani i quali risultano asintomatici (portatori sani). Altri invece possono manifestare disturbi intestinali intermittenti (feci molli con muco, diarrea) e nel tempo sviluppare dimagramento nonostante l’appetito resti presente. Il contagio avviene per ingestione di cisti del parassita emesse nell’ambiente, da parte di soggetti malati, nel quale possono sopravvivere da giorni a settimane. L’assunzione di alimenti o acqua contaminata, il lambimento del suolo, o la stessa manipolazione dei cani o di altri oggetti di canile da parte di personale, esso stesso contaminato, contribuiscono al diffondersi della malattia. Il periodo di incubazione varia da pochi giorni 5-6 a 2-3 settimane. Dopo il contagio è stato constatato che i soggetti parassitati (sintomatici o asintomatici) eliminano con le feci una grande quantità di cisti (fino ad un milione per grammo di feci per diversi mesi). La diagnosi è relativamente semplice e la giardiasi deve essere sospettata tutte le volte che un cane presenta disturbi intestinali, anche sporadici, associati a dimagramento e senza perdita di appetito. L’esame delle feci mediante tecnica di flottazione con solfato di zinco permette di evidenziare le cisti. Poiché l’eliminazione delle cisti può essere intermittente è buona regola ripetere l’esame delle feci per 3 volte a giorni alterni. Altra tecnica diagnostica è l’evidenziazione, con il metodo ELISA, degli antigeni giardia nelle feci.
 

 

 Microfotografia al microscopio elettronico a scansione

 

Per il trattamento nel cane possono essere usati i seguenti principi attivi:

- Metronidazolo (Flagyl) alla dose di 20-30 mg/kg di p.c. due volte al giorno per almeno 5 giorni.

- Fenbendazolo (Panacur) alla dose di 50 mg/kg di p.c. in un’unica somministrazione.

- Associazione di Febantel-Pirantel-Praziquantel (Drontal plus) alla dose di 1-2 compresse per 10 kg di p.c. per 3 giorni da ripetere dopo

  8-10 giorni per un solo giorno.

Al trattamento specifico deve essere associata una accurata disinfezione dell’ambiente (box di canili, ciotole, gabbie da trasporto, ecc.) con sali quaternari di ammonio, candeggina 1%, formaldeide sol. 2-5%, fenolo e cresolo 5%. Nei soggetti a rischio è possibile ricorrere alla vaccinazione, tuttavia ad oggi il vaccino inattivato é commercializzato solo negli U.S.A.
 

 

Giardia duodenalis - Raggruppamenti genetici (Assemblaggi)

Dal punto di vista diagnostico, non è possibile distinguere le cisti appartenenti ai diversi Assemblaggi sulla base di criteri morfologici o mediante saggi di immunofluorescenza con anticorpi monoclonali. Anche per la diagnosi di G. duodenalis, quindi, è necessario fare ricorso alle tecniche molecolari. Nel corso degli ultimi anni, diversi sistemi di identificazione molecolare delle cisti sono stati messi a punto ed applicati soprattutto alla loro caratterizzazione in campioni fecali. I saggi più comunemente utilizzati amplificano frammenti di vari geni codificanti per proteine strutturali come la b-giardina (Cacciò et al., 2002), per enzimi quali la trioso-fosfato isomerasi (Sulaiman et al., 2003), e la glutammato deidrogenasi (Monis et al.,1999), e per il DNA ribosomale (Hopkins et al., 1997). Alcuni di questi saggi consentono di identificare le diverse specie di Giardia e/o i diversi Assemblaggi di G. duodenalis attraverso la tecnica di PCR-RFLP (van Keulen et al., 2002; Cacciò et al., 2002).

 

Agenti patogeni idrodiffusi: Giardia lamblia e Cryptosporidium parvum

Il ruolo degli animali nella trasmissione della giardiasi all’uomo è ancora oggetto di discussione, ed è evidente che un contributo importante deve venire dalla caratterizzazione molecolare; a tal proposito, vi è la necessità di disporre markers con un più elevato polimorfismo o servirsi di più marcatori per gli studi comparativi (Traub et al., 2004). Una serie di studi sono stati condotti per stimare la prevalenza delle cisti di Giardia in acque di diversa tipologia (potabili, di superficie, ad uso ricreazionale, reflue ecc), ed hanno mostrato una sostanziale ubiquità nella distribuzione delle cisti nei diversi campioni e in tutte le aree geografiche oggetto di studio (Smith e Grimason, 2003). Anche in questo caso, la ragione di questi studi è da mettere in relazione con le epidemie di giardiasi legate alla trasmissione idrica registrate di frequente nei paesi industrializzati.

Nei paesi industrializzati l'incidenza delle patologie idrodiffuse è notevolmente diminuita negli ultimi quarant'anni per effetto della distribuzione di acqua potabile di buona qualità microbiologica, ottenuta con l’impiego di trattamenti di disinfezione efficaci. Tuttavia anche in questi paesi negli ultimi vent'anni si sono presentate sporadicamente epidemie di malattie infettive legate al consumo di acqua potabile contaminata. Oltre alle patologie "classiche" (epatite A, colera, shigellosi, ecc.), che incidono con bassissima frequenza e in relazione al verificarsi di particolari situazioni, nei paesi industrializzati si stanno verificando epidemie dovute a particolari patogeni idrodiffusi, che possono essere definiti "emergenti". In particolare risulta che tra le epidemie più frequenti vi sono quelle causate da protozoi patogeni, quali Giardia lamblia e Cryptosporidium parvum; le infezioni causate da tali microrganismi rappresentano ben il 72% del totale. Negli USA e in Gran Bretagna, dove funzionano efficienti centri per la sorveglianza delle patologie infettive, sono state evidenziate numerose epidemie di giardiasi e di criptosporidiosi trasmesse attraverso l'acqua potabile. Nella maggior parte degli altri paesi, ivi compresi quelli più sviluppati, mancano dati sufficienti ad evidenziare il problema. E' logico pensare però che giardiasi e criptosporidiosi non siano circoscritte esclusivamente agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Infatti l'esistenza di analoghe condizioni igienico-sanitarie, climatiche ed ambientali, fa presupporre equivalenti possibilità di incidenza di queste epidemie anche in altri paesi. In Italia mancano quasi totalmente i dati epidemiologici e le conoscenze relative alla presenza di tali parassiti nelle acque destinate alla produzione di acqua potabile.

La giardiasi e la criptosporidiosi, sono patologie a trasmissione orofecale. Nel 1976, è stato registrato il primo caso di infezione umana da Cryptosporidium, mentre per la Giardia la prima epidemia risale alla metà degli anni '60. E’ stata, inoltre, dimostrata la notevole diffusione delle due malattie tra diverse specie animali, domestiche e selvatiche. E’ stato messo in evidenza che l’uomo può contrarre queste patologie dal contatto con animali infetti, particolarmente dai bovini, ma anche da gatti e cani, anche se questi ultimi, a causa del basso numero di (oo)cisti evacuate, vengono ritenuti epidemiologicamente meno importanti. Anche nell’uomo, la classe di età più a rischio per contrarre la giardiasi e a criptosporidiosi è rappresentata dai bambini di età compresa tra 1 e 5 anni. Questo andamento si manifesta soprattutto nei paesi in via di sviluppo, mentre nei paesi industrializzati risulta essere indipendentemente dall’età. Nei soggetti immunocompromessi, soprattutto nei malati di AIDS, queste parassitosi, ma in particolare la criptosporidiosi, provocano una diarrea cronica e persistente. Ciò, col tempo, comporta una grave perdita di peso e squilibri elettrolitici. La sindrome diarroica e l’espulsione delle (oo)cisti con le feci durano diversi mesi e, in alcuni casi, si prolungano fino alla morte del soggetto. I casi di infezione trasmessi per mezzo dell’acqua potabile sono ritenuti abbastanza frequenti, in modo particolare nel caso di acqua prodotta da impianti antiquati o condotti in modo non corretto. Le principali epidemie risultano essere descritte in letteratura limitatamente agli USA ed al Regno Unito, in quanto in questi due paesi gli studi su questi agenti patogeni sono decisamente avanzati.

Le diverse specie del genere Giardia sono parassiti flagellati, unicellulari appartenenti alla classe Zoomastigophorea, ordine Diplomonadida, famiglia Hexamitidae, ed infettano ospiti di diverse classi di Vertebrati. Delle sei specie attualmente riconosciute valide, solo G. duodenalis (sinonimi G. intestinalis, G. lamblia) è in grado di infettare l’uomo. Il ciclo vitale di G. duodenalis è relativamente semplice ed ha inizio con l’ingestione delle cisti (che misurano circa 15 µm) da parte dell’ospite. Le cisti raggiungono quindi l’intestino, dove, attraverso il processo di escistazione, liberano i trofozoiti, i quali iniziano a moltiplicarsi per divisione binaria. I trofozoiti possono ritrovarsi liberi nel lume intestinale, o possono aderire alla mucosa attraverso una struttura nota come disco adesivo. Durante il passaggio attraverso il colon, i trofozoiti iniziano il processo di incistamento, e le cisti sono infine escrete, già infettive, con le feci dell’ospite. Analogamente a quanto ricordato per Cryptosporidium, anche nel caso di Giardia la cisti rappresenta lo stadio più importante per la diagnosi, anche se talvolta è possibile visualizzare i trofozoiti in campioni fecali freschi, soprattutto se diarroici. Le cisti di Giardia sono molto robuste e in grado di sopravvivere a lungo nell’ambiente. La bassa dose infettiva e l’elevato numero di cisti liberato con le feci degli ospiti infetti sono elementi importanti nella epidemiologia della giardiasi. L’infezione è diffusa in tutto il mondo, e si stima che 200 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo siano affette da giardiasi sintomatica, con 500.000 nuovi casi all’anno. La giardiasi, nella sua forma acuta, si manifesta con diarrea persistente, dolori addominali e rapida perdita di peso, e, a seguito dei danni apportati ai microvilli intestinali, l’infezione può indurre una sindrome da malassorbimento. Tuttavia, bisogna sottolineare che le manifestazioni cliniche sono molto variabili e che in un numero consistente di casi vi è assenza di sintomi (Faubert, 2000). La ragione di questa variabilità non è nota, anche se è probabile che vi concorrano fattori come l’età e lo stato immune dell’ospite da un lato, e la virulenza del parassita dall’altro. Gli studi condotti negli ultimi anni hanno evidenziato che G. duodenalis sia da considerare un complesso di specie, i cui membri, pur non mostrando significative differenze morfologiche, sono chiaramente distinguibili per le loro caratteristiche biologiche e genetiche

 

________________________