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Intervista ad Alarico Sgroi
a cura di Omar Del Vecchio

Translation:
Bergamo dog show 1977 - Just a short break (judgement team). From left:
doct. W. Gorrieri, ass.t Judge Alarico Sgroi, Herr Dexel, doct. C. Rummel.
Alarico Sgroi è sicuramente
un personaggio di spicco nel mondo dell’allevamento per la razza del cane
da pastore tedesco.
Per uno come me, che è nato, cresciuto e tuttora vive “respirando” pastore
tedesco, il conoscerlo prima e l’intervistarlo poi, ha rappresentato un
grande onore.
Lo definirei una persona dotata di grossa cultura, non solo cinofila, con
una personalità ed un carisma fuori dal comune.
Alarico rappresenta una voce fuori dal coro, dotata di grosse capacità
allevatoriali. Sin dall’età di 10 anni seguiva, anche in qualità di
conduttore, l’esposizioni cinofile, in tutta Italia ed all’estero,
partendo dalla Sicilia ed affrontando con il padre delle trasferte non
indifferenti con una passione fuori dal comune.
Nel salone dei trofei (che ho avuto l’onore di visitare) il più antico è
datato 1948.
Il padre era in amicizia, oltre che in stretti rapporti, con i più grandi
allevatori del mondo.
Marco Cellerland, Dick Adeloga, Odin Tannenmeise, per citare i più famosi,
erano cani molto prossimi alla sfera di influenza dell’allevamento “Casa
Sgroi” che per qualità, negli anni ’70 ed ’80, si poneva indiscutibilmente
al top della produzione italiana.
Indubbiamente, quando egli coadiuvava all’attività cinotecnica del padre,
“si è fatto le ossa” elaborarando originalmente gli insegnamenti avuti e
dal punto di vista relazionale, approdando in Germania, già negli anni
’70, nei santuari del cane da pastore tedesco (Platz, Martin), cosa che
non a tutti era permessa, tedeschi o italiani che fossero.

Alarico
Sgroi non ancora maggiorenne era in stretti rapporti con i vertici della
razza in Germania
Nell'
immagine Sig.ra Platz, Dick Adeloga e Alarico - 1974
(t
Translation: Alarico Sgroi, here only 17 years old in full patnership with
top class kennel in Germany (1974)
(in the
picture from left: Mrs Loni Platz, Dick v. Adeloga, Alarico Sgroi)
Oltre a questo, Alarico è stato nominato Allievo Giudice a soli 18 anni al
primo corso tenuto dalla S.A.S., esaminato da una commissione davvero
storica, presieduta da Walter Gorrieri, che lo volle anche nel comitato
tecnico della società.
Inoltre,
sempre in giovanissima età, ha realizzato alla fine degli anni '70 la
parte tecnica e genealogica del libro "Il cane da Pastore tedesco"
(edizioni Olimpia - Firenze) elaborando uno studio approfondito con 16
tabelle, sulle origini delle varie linee di sangue relative ai
riproduttori (Canto e Quanto Wienerau) - vedi esempio -
http://www.canedapastoretedesco.info/albero_genealogico%201.htm
Oggi alleva con l’affisso di 'Fossombrone', allevamento che vanta numerosi soggetti di valore. Solo per citare i maggiori successi si possono
ricordare i sei soggetti che Alarico ha portato all’Auslese in Italia
negli anni ’90 e, nel periodo ‘95/04, i quattro Fossombrone di punta in
classe adulti alla Siegerschau (una Auslese), più una lunga serie di
titoli, vittorie e piazzamenti nei vari campionati europei. Notevole anche
il numero di riproduttori di successo che si sono alternati in
allevamento.
Risultati conseguiti negli ultimi
dieci anni a confronto

Alarico Sgroi in un momento di relax insieme alle sue "creature"
(A
relax moment toghether his dog friends)
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- Da quanto allevi?
“Dai primi anni ’70 ho allevato con mio padre con l’affisso di Casa Sgroi,
dal ’90 allevo con l’affisso di Fossombrone. Ho partecipato ad
un’esposizione per la prima volta nel 1969, ad una Siegerschau nel 1972.
La passione è nata vedendo i diplomi ed i premi vinti dal primo cane di
mio padre, “Teufel XIII°”, vincitore di tante gare dal 1948 in poi.
Sin da piccolo mi ha affascinato l’idea di confrontarmi con altri
appassionati in gare leali”.
- Dimmi qualcosa
degli inizi e della realtà di quel momento in Italia”
“Come detto, all’inizio degli anni ’70 mio padre decise di trasferirsi
dalla Sicilia alla Toscana (terra di origine di mia madre), per allevare
pastori tedeschi. Con progetti ambiziosi che hanno inciso profondamente
nell’evoluzione della razza in Italia, sia per l’apporto diretto di un
numero vastissimo di soggetti di alta qualità provenienti dalla Germania
che per il circolo virtuoso attivato nell’ambiente dell’allevamento nel
quale altri validi proprietari ed allevatori accolsero gli stimoli indotti
da un nuovo, dinamico protagonista. Sono stati anni esaltanti grazie ad
una società in grado di assecondare e gestire un movimento in rapida
evoluzione, valorizzando tutti i talenti disponibili.
Fondamentale fu l’opera dell’illuminato Presidente Walter Gorrieri,
purtroppo prematuramente scomparso e sempre più rimpianto da chi ha avuto
la fortuna di conoscerlo".
- Quali sono le basi del tuo allevamento?
“La fattrice capostipite dell’allevamento Casa Sgroi è stata la madre del
Sieger Dick von Adeloga, Asta Modauquelle, acquistata nel 1973 da Albert
Platz, unitamente alla figlia Dixie Adeloga.
La collaborazione con l’allevamento Adeloga ed in seguito con Gerd Reims,
Kahler Heide, ha contraddistinto fino agli anni ’90 la linea di
allevamento con reciproci proficui scambi di esperienze. In strettissima
sintesi da Dick Adeloga a Odin Tannenmeise. La linea Asta-Dixie è sempre
presente in tutte le mie linee femminili giunte sino ad oggi.
All’inizio degli anni ’90 decisi di caratterizzare i miei prodotti con un
affisso e data la disponibilità dell’amico Giovanni Pancani, che mi offrì
il suo, da allora i miei pastori tedeschi sono i Fossombrone.
Alle fattrici di provenienza Casa Sgroi si aggiunse come capostipite la
madre di Enzo Burg Aliso, Christin Burg Aliso, che mi ha dato
l’eccezionale Talisa di Fossombrone. Talisa ha in linea maschile sangue di
Asta Modauquelle; le fuoriclasse Salina e Oprah discendono in linea
diretta femminile da Asta con apporto di sangue di Christin. Una precisa
scelta allevatoriale, arricchita dall’apporto di altre grandi fattrici di
proprietà o inserite attraverso i loro prodotti.
Da Asta in poi i miei soggetti hanno fino a 10 generazioni consecutive di
allevamento in linea femminile seguite personalmente.
Ovviamente non è possibile in poche righe approfondire le varie linee sia
maschili che femminili che hanno concorso in 30 anni a costituire il
patrimonio zootecnico di due allevamenti molto creativi ed originali, con
apporti determinanti di molti riproduttori dalle spiccate caratteristiche.
Citare le fattrici capostipiti è un modo di sottolineare il ruolo
fondamentale delle femmine nell’allevamento.
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Podio delle Auslesi femmine BSZS 2004 in Karlsruhe
Trans: Auslese
winner female Class BSZS 2002
"Oprah di Fossombrone"
Auslese per il secondo anno consecutivo (2004/05)
Second year in
BSZS Auslese female Class (2004/05)
VA9 BSZS Karlsruhe 2004
VA3 BSZS ULm 2005
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- Nel pastore tedesco da 35 anni… cosa cerchi di selezionare?”
“Si deve pretendere il massimo, non tralasciare nulla: carattere,
equilibrio, morfologia, salute. Non una priorità può essere anteposta ad
altre se si hanno obiettivi corretti nell’approccio all’allevamento.
Queste sono le premesse per veder realizzate le proprie convinzioni ed
intuizioni in un essere vivente sano, vitale, espressione di gioia e
voglia di vivere.
Una selezione accurata consente di ottenere dei validi soggetti
perfettamente in linea con lo standard ed oltre, sino ai fuoriclasse”.
- I più grandi uomini della storia del pastore tedesco per te?
“Penso di citare coloro che più mi hanno più ispirato, allevatori nella
piena accezione del termine, uomini dalla grande personalità i cui
soggetti rispecchiano definite filosofie allevatoriali.
Lo studio del loro lavoro è stato indispensabile alla mia formazione, pur
se non in tutti i casi era possibile un’agevole interpretazione. Ritengo
che anche i più disponibili celassero comunque dei segreti, forse non del
tutto noti neanche a loro al di fuori di una sfera di percezione puramente
intuitiva.
Mi riferisco ai tedeschi W. Martin, A. Platz, L. Bucher, M. Göbl e gli
italiani W. Gorrieri e
L. Gatto Roissard, ma molti altri, notissimi o sconosciuti ai più,
dovrebbero essere ricordati: sia personaggi del passato che contemporanei.
Forse degli approfondimenti sui tanti, valenti allevatori potrebbero
essere di grande interesse ed estremamente utili a tutti gli appassionati.
Il pregevole lavoro di molti è ignoto ai più, privato di memoria storica,
o descritto in maniera sommaria ed approssimativa, se non addirittura
falsato o deliberatamente occultato. Un argumentum ex silentio a cui
strumenti di informazione liberi come il forum possono brillantemente
porre fine".
- Quali sono le doti per essere buoni allevatori?
“Federico Tesio, geniale allevatore di cavalli, sosteneva che: -L’allevatore
dovrebbe conoscere alcune scienze (anatomia, biologia, genetica, ecc)
essere quindi uno scienziato, o almeno un grande osservatore pratico di
molto buon senso, oppure possedere quel certo talismano….-.
E’ certo che un Allevatore deve avere disponibilità all’approccio tecnico
scientifico, essere un acuto osservatore dotato di capacità di
ragionamento critico, curiosità, volontà ed intuizione; quest’ultima dote
indispensabile nel momento in cui si devono operare scelte originali
destinate ad esaltare e caratterizzare il prodotto.
Io ne ho forse una visione romantica nella quale l’amore per gli animali è
un requisito fondamentale così come il talento, dote innata e non
assimilabile.
“Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Occorre sentimento e sensibilità per esprimersi compiutamente anche in
questo settore. Un gran soggetto è un’opera d’arte vivente; è il sublime e
la condanna del 'Criador ' come è definito l’allevatore il
lingua spagnola, con un inquietante richiamo semantico".
- I più grandi pastori tedeschi della storia?
“Il bello ha una componente costante ed una relativa, quest’ultima legata
agli influssi del momento. In una sequenza temporale potrei pensare a
Marko Cellerland, Dick Adeloga, Axel Hainsterbach, Odin Tannenmeise, Enzo
Burg Aliso, Fanto Hirschel, Zamb Wienerau, Ursus Batu.
Ma quanti andrebbero citati? Alla Siegerschau 1991 il podio era costituito
da Fanto, Zamb, Jack Trienzbachtal: tre autentici “crack”!
Per i riproduttori poi…occorrerebbe un’intervista a parte…
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VA1 "Dick
von Adeloga" BSZS 1973 - 74
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V "Enzo Burg Aliso" BSZS 1989
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- Hai citato un cane che per me negli anni ha rappresentato un mito…Dick
von Adeloga…sono cresciuto con appesa nella mia stanza una foto con Dick,
tu e la sua proprietaria accanto a lui…accanto ad un mito di pastore
tedesco…cosa provavi?
"Ricordo perfettamente cosa provavo in quel momento. Grande senso di
ammirazione e rispetto per il contesto… un soggetto eccezionale, autentica
rappresentazione vivente del tipo della razza… la famiglia di cari amici
che lo aveva allevato… ero orgoglioso di poter avere l’onore di far parte
dell’entourage dell’allevamento Adeloga".
- C’ è differenza nelle misure, nel carattere e nell’equilibrio, fra i
pastori tedeschi dell’epoca di Dick e quelli attuali?
"Tutto si evolve, non è detto in meglio…"
Nel nostro caso, essendo i cani il prodotto della selezione, l’influenza
del “fattore umano”, della qualità dello stesso, è determinante. La scelta
dei riproduttori è condizionata in larga base dai risultati delle
manifestazioni. Risalta quindi il ruolo e l’azione dei giudici. Il
giudizio, pur inevitabilmente soggettivo, deve ricercare le finalità già
indicate un secolo fa da von Stephanitz: Il giudice deve convincersi
di essere esclusivamente al servizio della razza, al suo mantenimento ed
al suo progresso, non all’ambizione del singolo produttore o alla moda
capricciosa del mercato, a quei tempi lo standard era applicato con
rigore.
Ad esempio nel giudizio della classe adulti Rummel controllava in campo la
taglia e più volte escluse alcuni cani troppo grandi dalla rosa degli
Auslese e soggetti di proprietà di persone influenti non erano esenti da
verifiche oggettive. Quindi la taglia non era un opinione…Anche la
variabilità delle linee di sangue era più elevata; diverse linee di sangue
con più capostipiti erano a disposizione dell’allevatore. Una pluralità
che i migliori sapevano ben valorizzare, ultimo validissimo esempio “Zamb
Wienerau”, con una straordinaria linea materna. Nel carattere si possono
valutare delle differenze nella media dei soggetti: oggi più equilibrati,
una volta con caratteristiche più spinte.
- Secondo te esiste la convinzione che il pastore tedesco sia un “cane
problema” tra i non addetti ai lavori?
"E’ una percezione che avverto diffusa, ma dal mio punto di vista non
aderente alla realtà. E’ solo una tematica di qualità nell’allevamento: se
ben allevato il pastore tedesco è un cane sano, rustico, forte.
L’allevatore deve avvertire la responsabilità di mantenere e se possibile
migliorare le qualità della razza".
- Vuoi parlare della società di razza?
"Da alcuni anni non ritengo opportuno farne parte".
- Presidente per un giorno…cosa cambieresti?
“Mi occupo il meno possibile di politica. Me ne sono occupato durante la
dittatura, ma quella non era politica, era etica”. J. L. Borges
- Politica e risultati: tal volta sembra di assistere al proliferare di
singolari coincidenze...
"I risultati nei ring, che tanto ossessionano chi è spinto da ambizioni
non legittime, non sono mai stati per me traguardi da conseguire ad ogni
costo. Solo la qualità dei soggetti è stato un mio obiettivo dichiarato ed
un motivo di soddisfazione. Questa impostazione mi ha permesso di
migliorare il livello dei miei soggetti sino all’eccellenza assoluta".
"Un incarico sociale può essere accettato ed esercitato unicamente con
spirito di servizio. Altre motivazioni non sono lecite, men che meno se
riconducibili alla massima: tutti gli animali sono uguali, alcuni sono
più uguali degli altri".
- Esistono dei geni incompresi nel mondo del cane da pastore tedesco di
oggi? Cani ed allevatori?
"Tutte le scelte hanno una logica, non necessariamente zootecnica. Molti
soggetti non vengono valorizzati pur possedendo doti interessanti ed
essendo potenzialmente validi ed in grado di dare soddisfazioni. Mi è
accaduto di individuare nel V° Gruppo di una classe alla Siegerschau un
soggetto con qualità che gli hanno permesso di diventare un grande
riproduttore, determinante per tutti i miei massimi successi.
Allo stesso modo vi sono allevatori che per svariati motivi non riescono a
mettersi in evidenza, non vengono citati dalla critica né individuati
dalla massa. E’ necessaria una profonda competenza e limpide intenzione
per oltrepassare le apparenze. Qualità dei cani e risultati nei ring non
hanno necessariamente un rapporto consequenziale".
- C’è un cane mito per te?
"Il primo pastore tedesco che mi è stato amico, un cane che non andava in
gara".
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Qualcosa di
indispensabile per un allevatore?
"Veterinari disponibili e motivati ad approfondire le tematiche di un
allevamento specialistico.
Tecnici dell’allevamento e dell’addestramento preparati, oltre a
collaboratori entusiasti e capaci di adoperarsi in piena sintonia con
l’allevatore per la valorizzazione dei soggetti. Un allevamento oggi è
sempre più un team. I mezzi economici sono un fattore rilevante e spesso
non sono sufficienti, tranne che per pochi fortunati".
-
Quali sono i tuoi
nuovi obiettivi?
"Ho alcune valide speranze ed un obiettivo ambizioso per la prossima
stagione espositiva che per me si svolgerà, come nei recenti anni, solo
all’estero. Per motivi scaramantici (altra maledizione degli allevatori)
preferisco non svelarlo".
-
Stai allevando dei
grigi…
"Mi hanno sempre affascinato. E’ un progetto nel quale mi sto impegnando
da qualche anno: la creazione di un ceppo di grigi di alta tipicità. Sono
già alla terza generazione e sono molto soddisfatto dei risultati.
Il grigio è il colore con cui è nata la razza e soggetti fondamentali
erano grigi. Si tratta di una variante cromatica che ha titolo a
rivendicare la piena tipicità e che può apportare vantaggi
nell’allevamento se gestita con perizia.
Diffido delle facoltà di integrale comprensione della razza di chi non
riesce a cogliere il rilievo di certe preziose variabili".
L’intervista si
conclude con una riflessione..
”L’agonismo puro non è il fine, ma uno degli strumenti, seppur delicati,
di verifica dello stato della razza.
Pastore tedesco non è solo il grande campione, lo è il cane che accompagna
il non vedente, il cooperatore delle forze dell’ordine, il cane in grado
di salvare vite nelle catastrofi, il compagno fedele di tante attività, la
consolazione di molte solitudini umane.
Allevare è anche rispondere ad uno stimolo ancestrale, legato al rapporto
antropologicamente fondamentale tra l’uomo ed i suoi primi ausiliari”. (cit. di Alarico Sgroi)
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