Note storiche
Il pastore tedesco e “le chien de berger d’Alsace”: sentimento antigermanico o fondamento zootecnico?
di Dario Sgroi
|
Cane pastore d’Alsazia (1920 ca)
Cane di Beauceron (1920 ca)
Testa di cane tipo Malinois dei primi del ‘900
|
Gli anni ’30 videro in Europa l’insediamento delle grandi dittature. In Germania determinate condizioni socio-economiche facilitarono l’ascesa al potere del partito Nazional Socialista, guidato da Adolf Hitler. Questo movimento politico inizialmente sottovalutato, fece sempre più presa presso i ceti sociali più umili promettendo una sorta di riscatto sociale a coloro che si adeguavano a quella disciplina di vita, soppiantando sempre più l'ormai fragile governo del Cancelliere Weimar. I peggior istinti umani furono quindi esaltati come mendaci virtù ed il nazionalismo più smodato avvelenò le menti delle nuove generazioni, andando a esaltare la voglia di rivalsa a seguito dell'umiliazione subita dopo la sconfitta della I° Guerra mondiale, dove la Germania dovette subire troppi grandi esborsi economici a fronte della richiesta di danni di guerra, in specie, di Francia ed Inghilterra.
Di lì a pochi anni, a seguito della dichiarazione di guerra nel '39 (con l'invasione della Polonia) l’esercito nazista mise sotto scacco l’intero continente europeo, dalle steppe russe ad est, sino ai deserti africani ad ovest. Ebbene questo prologo è servito per capire il periodo storico ed il sentimento di rifiuto che in specie gli Anglosassoni intendevano diffondere presso l’opinione pubblica europea e mondiale verso tutto ciò che proveniva dal nascente sistema Nazista quindi dalla Germania, in senso lato. Gli anglosassoni allora incominciarono a rinominare tutto ciò che poteva avere una dizione marcatamente germanica. Il cane da pastore tedesco divenne allora “Alsatian dog”, attingendo tale dicitura dal cane “de Bergèr d’Alsace” - l’ipotetico precursore del pastore tedesco, originario della valle del Munster in Alsazia.
Lo zootecnico francese Mégnin nel suo libro “Nos Chiens” descriveva tutta una serie di razze di cane, per lo più quelle maggiormente conosciute. Egli riferisce appunto della presenza di un tipo di cane da pastore caratteristico della valle di Munster, sui versanti dei Vosgi. Le origini di questo particolare ceppo canino era da attribuirsi alla venuta di alcuni monaci scozzesi che intorno al X° secolo si stabilirono in quella area e successivamente costruirono un’abbazia. In alcuni documenti provenienti proprio dall’abbazia di Munster, per l’appunto, si faceva menzione di alcuni esemplari di cane da pastore (di tipo “antico scozzese”, presumibilmente) importati dagli stessi monaci ed introdotti nel territorio. Nel corso dei secoli questa varietà si mantenne abbastanza integra e popolò stabilmente il territorio compreso dalla vallata del fiume Reno sino alla Foresta Nera. La leggenda tratta dell’avvenuto insanguamento tra questi cani da pastore con il lupo stanziale del territorio montano dei Vosgi, tuttavia, di sicuro le loro caratteristiche morfologiche e somatiche erano di tipo lupoide (con testa cuneiforme, orecchie dritte, pigmento grigio screziato, pelo medio lungo ecc. ecc). Nel 1871 i Prussiani si impossessarono dell’Alsazia – Mégnin nel suo libro scriveva: “intorno al 1894 alcuni cinofili tedeschi individuarono i cani da pastore della valle del Munster che apprezzarono molto fino al punto di impadronirsene. I cani furono introdotti in Germania, allevati ed incrociati con altri tipi canini (Esquimesi, Spitz), sinanco con il lupo e diffusi un po’ dappertutto; in seguito diedero loro il nome di Deutsche Schäferhunde” - così egli spiegava la nascita del cane da pastore tedesco. Dopo la I° guerra mondiale, l’Alsazia fu riacquisita dalla Francia – e come ribadì Mégnin: “la nostra vittoria ci ha reso ciò che ci apparteneva e la cinologia ha restituito a questa varietà il suo vero nome di cane da pastore d’Alsazia, del resto, a conferma della loro origine, già nel 1914 furono organizzate delle esposizioni cinofile (Lille, Parigi, Rubaix) dove questi cani erano stati presentati con la propria denominazione, o anzi con la più specifica di cane da pastore della valle del Munster”. Mégnin fa ancora osservare che il tipo morfologico dell’alsaziano, non era così speciale per come in Germania s’intendeva reclamizzare, in definitiva a suo dire, tali peculiarità si ritrovavano nella struttura generale sia del Bauceron che del Malinois, come anche nel cane da pastore scozzese vecchio tipo. Così Mégnin intese rappresentare il tipo alsaziano del tempo (ca 1920): “la descrizione generale corrisponde ad un aspetto elegante nell’insieme, di media taglia e comunque con un’altezza al garrese non eccedente 68 cm. per i maschi e 65 cm. per le femmine, dalle linee armoniche, dalla testa asciutta di forma triangolare con un leggero stop naso facciale, senza avere il muso a punta, orecchie di media grandezza portate erette e parallele. Una delle caratteristiche del cane da pastore d’Alsazia consiste nell’angolazione posteriore, dove la lunghezza del femore si raccordava obliquamente con la gamba (tibia e perone), conformazione che gli conferisce un passo lungo, poiché con l’andatura al trotto il cane da pastore d’Alsazia deve essere in grado di percorrere lunghe distanze. Gli occhi sono leggermente obliqui, indice di incroci con con il lupo, come anche il carattere, sornione e diffidente. La coda arricciolata è invece indice d’incroci con degli Spitz o con dei cani del nord. Riguardo il pigmento del pelo, è ammesso dal bianco sino al nero monocolore senza macchie chiare. Per l’uso allevatoriale si raccomanda di escludere i tipi d’indole aggressiva o per contro, quelli troppo timorosi”.
In conclusione, la somiglianza con il tipo pastore tedesco è notevole, tuttavia, l’aspetto caratteriale non corrisponde a quello descritto con ampia enfasi dal Cap. von Stephanitz nei riguardi del suo Horand, ad esempio e la taglia era molto più alta di quella di un cane di varietà Turingia, più prossima a quella del tipo del Wüttemberg. L’area geografica indicata nella zona renana con la Foresta Nera corrisponde ad un tratto di confine franco-germanico, tuttavia il tipo di cane da pastore, con caratteristiche somatiche vicine a quelle del lupo, nelle molteplici varianti di pigmento e lunghezza di pelo, alla fine del 1800, si riscontrava in tutto il bacino mittel-europeo, se si vuole. Teoria del resto confermata anche da Paul Dechambre, altro zootecnico francese del tempo che nei suoi scritti riconosceva un’origine comune fra i tipi costituzionali dei cani da pastore che popolavano le aree geografiche franco-germaniche. Il gran merito del cap. von Stephanitz in definitiva è stato quello di portare avanti un tipo morfologico ben preciso selezionandolo negli anni a venire con tutte le prescrizioni ed i controlli utili alla preservazione ed alla continuità del tipo razziale così come individuato. La S.V. difatti costituì un formidabile strumento associazionistico che permise una capillare diffusione della razza sul territorio, monitorando in modo netto e duraturo nel tempo con un’assidua azione di controllo i parametri standard del modello di cane da pastore tedesco risultante dalla selezione cinotecnica, sia in Germania che all’estero, promuovendo, di fatto, un’identità razziale ben precisa e delineata anche al di fuori dei confini germanici. Questo aspetto fondamentale non poteva essere certo contrastato da un biotipo canino prettamente zonale (l’Alsaziano) che peraltro ebbe una sua prova ufficiale di esistenza solo a mezzo di alcune esposizioni canine svoltesi in tre città francesi nel 1914. Nello stesso anno la S.V. aveva una propria struttura organizzativa di tutto rispetto: contava 6370 associati e 12.000 erano i soggetti iscritti allo Zuchtbuch.
A proposito della diffusione della razza anche all’estero, in Svizzera, Cecoslovacchia, Austria e U.S.A. era presente un'associazione nazionale per il Deutsche Schäferhund.
Mégnin, per contro, nel suo libro con molto rammarico, addossa una gran parte di responsabilità al mancato riconoscimento del cane del Munster al Ministero francese per le politiche agricole; in quanto poco o niente è stato fatto perché le blande iniziative di cinofili ed appassionati francesi di questa varietà zonale di cane da pastore avesse un seguito e sopratutto un maggior riconoscimento ufficiale.
Dario Sgroi