IL CANE DA PASTORE TEDESCO 

 

a cura di Dario Sgroi              

                                     

"Sito web segnalato in diversi libri e riviste specialistiche per il Cane da pastore tedesco"

 

 

 

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              TAVOLE ANATOMICHE              

Il Cane da Pastore tedesco

di Dario Sgroi

 

 

Introduzione

Origini, storia, definizione dello standard, selezione morfologico-caratteriale e in senso più ampio la descrizione dello sviluppo evolutivo assunto dalla razza sono alcuni degli argomenti  qui affrontati nell'ambito di un percorso ragionato, introduttivo alla conoscenza del Cane da pastore tedesco.

La parte documentale si avvale dell'apporto di alcuni estratti dal supporto informativo dedicato alla nostra razza canina messo a disposizione degli iscritti al forum del pastore tedesco. Tavole anatomiche e schemi riassuntivi, oltre significativi  contributi tematici attinti da alcuni topics de il

"Forum italiano del Cane da pastore tedesco" http://www.forumpastoretedesco.org

integrano l'attuale rassegna d'informazioni d'indubbia utilità.

I cinofili, anche i meno edotti in materia, grazie ai contenuti presenti nel sito web hanno modo di focalizzare alcune nozioni di base relative allo standard  attualmente in vigore (F.C.I. n°166/ 23-24. 03. 1991

S.V. - Deutsche Schäferhund), ovvero,  l'insostituibile documento  al quale ogni allevatore deve rapportarsi accuratamente nella sua opera di selezione cinotecnica. Lo standard indica le peculiarità tipologiche, i parametri cinometrici, gli elementi di pregio morfologico e le doti relative ai caratteri psichici, come anche i difetti più o meno gravi ai quali non si deve incorrere nella delicata opera di produzione allevatoriale.  

L'ultima stesura  risale al marzo 1991 eseguita in occasione del congresso WUSV, in aggiornamento delle modifiche attuate durante tutto il corso del '900.

 

La conoscenza dello Standard

Nello standard confluiscono le principali caratteristiche morfologiche e caratteriali identificative del cane da pastore tedesco. E' il documento ufficiale al quale ogni allevatore deve attenersi scrupolosamente affinché la razza canina possa dirsi sufficientemente tutelata nella propria integrità.

Lo standard  preserva una propria dinamicità progressivamente espressa nel tempo, non a caso alcuni elementi raziali possono rendersi sensibili alle nuove tendenze selettive introdotte annualmente alla  Bundessieger Zuchtschau  cioé la più importante esposizione tedesca (e mondiale) dove gli esemplari partecipanti rappresentano la massima espressione qualitativa dell'allevamento internazionale.

Le valutazioni espresse dal corpo giudicante (per ciascuna classe d'età e genere sessuale)  forniscono in concreto le indicazioni  cinotecniche per l'anno a venire  designando di fatto i soggetti canini maggiormente rappresentativi del trend raziale; inoltre, le indicazioni di merito integrate nelle relazioni di giudizio degli esemplari eletti a fuoriclasse (VA-Klasse) costituiscono i riferimenti selettivi da adottare in riproduzione per mantenere o incrementare specifici pregi e apportare concrete migliorie all'allevamento del cane da pastore tedesco.

La selezione (artificiale) può considerarsi l'insieme di accorgimenti e cautele intraprese nell'opera di riproduzione dall'allevatore d'esperienza, in possesso di profonde conoscenze cinotecniche. Intrapresa dai pionieri dell'allevamento sin dagli albori della costituita razza canina (1899) secondo un indirizzo ben preciso, nel tempo ha permesso un'evoluzione tipologica del pastore tedesco migliorando la struttura scheletrica in funzione della produzione di movimento, oltre a conferire all'aspetto esteriore che rispondesse maggiormente ai gusti degli estimatori.

Si è proceduto ad evolvere la razza canina fissando il dato dimensionale per mezzo del consolidamento di taglia e massa armonizzando i rapporti diametrici nel complesso della struttura corporea. Una volta ottenuta una discreta uniformità del tipo costituzionale si intese selezionare il genotipo per conferire al cane da pastore tedesco un aspetto esteriore gradevole (composizione e caratteristiche del manto, colori, focature, distribuzione dei pigmenti ecc, ecc.) con l'intento di raggiungere  determinati canoni estetici decisamente più confacenti alla crescente fama del cane da pastore tedesco che già negli anni '30 vantava una popolarità in continua ascesa caratterizzata da un diffuso consenso di estimatori, da ogni parte del mondo.

Giusto per fare un esempio pratico riconducibile a tempi più recenti, é sufficiente comparare  il  "tipo"  di cane da pastore tedesco in voga negli anni 50'/70' rispetto gli anni ottanta  per realizzare l'entità dell'opera di selezione svolta.

Lo standard ufficiale del cane da Pastore tedesco costituisce il  concreto riferimento per l'allevatore della razza. In esso sono indicati i parametri morfologici e le doti psichiche peculiari da osservare e applicare in allevamento.

Tale documento trovò origine alla fondazione dell'associazione S.V. nel 1899. Fu ampliato e ratificato nella  prima stesura dettagliata del 1901.

Sono seguiti alcuni avvicendamenti nel corso del secolo XX° - a tuttoggi, la versione del 23-24 marzo 1991 resta la più recente.

Come si sarà realizzato, lo standard è suscettibile di modifiche qualora l'opera di selezione intrapresa nell'ambito allevatoriale lo richieda esplicitamente per fissare i caratteri ritenuti ottimali per determinare in concreto le migliorie raziali.

L'ultima versione del 1991 ebbe ad aggiornare la precedente stesura del 1974.  In verità, non furono apportate modifiche sostanziali, vennero rivisti solo alcuni punti formali  relativi più che altro alle tolleranze dimensionali da applicarsi in occasione del giudizio da fermo (rilevamento delle misure corporee).

 

L'aggiornamento dello standard di razza canina segue un  iter ben definito. E' proposto dalla commissione tecnica (Consensus conference) - organo specialistico in seno all'associazione canina - nel caso la tedesca S.V. - facendosi interprete di effettivi avvicendamenti evolutivi delineati annualmente dalle valutazioni giudicali  espresse in sede di BSZS - a conferma d'una tendenza selettiva volta a  determinare un vero e proprio corso allevatoriale.

Una volta proposti e discussi, i vari punti di modifica allo standard della razza saranno messi ai voti. L'esito scaturito in sede congressuale sarà poi diramato alle varie associazioni nazionali per il cane da pastore tedesco aderenti alla W.U.S.V.

Lo standard della razza e relative modifiche, qualora dovesse pervenire ad un sensibile aggiornamento, verrà trasmesso alla F.C.I.  (Federation Cynologique International) e ufficializzato. Ad oggi sono circa 400 gli standard  che regolano l'allevamento di altrettante razze canine riconosciute in seno alla  FCI

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Alcune note generali relative agli organismi cinofili sopranazionali e nazionali.

 

La F.C.I. (Federation Cynologique International)

 

Con l'acronimo di F.C.I. si indica l'organismo mondiale che disciplina e riconosce le varie razze canine nel mondo per standard e nomenclatura (372 razze attualmente). Sono 79 gli enti nazionali membri che autonomamente svolgono le proprie funzioni organizzative ed amministrative (in Germania, la VDH - in Italia, l'ENCI - in Austria la O.K. ecc.). Le associazioni nazionali amministrano e sovrintendono all'interno del proprio stato le varie organizzazioni o società cinofile specializzate (emissioni di pedigree, nomina dei giudici, ufficializzazione dei calendari agonistici nelle varie discipline, ecc.). Nel caso del cane da pastore tedesco, in Italia abbiamo la S.A.S. - in Germania la S.V. ecc, ecc.

 

La F.C.I. fu fondata il 22 maggio del 1911 per iniziativa di 5 paesi membri allo scopo di preservare la purezza delle razze canine nel mondo.

 

 Germania

 Kartell für das Deutsche Hundewesen e la  "Delegierten

 Kommission"

 Austria

 Osterreichischer Kynologenverband

 Belgio  

 Société Royale Saint-Hubert

 Francia

 Société Centrale Canine de France

 Olanda

 Raad van Beheer op Kynologisch Gebied in Nederland

 

Dopo la I° Guerra mondiale la FCI fu sciolta e nel 1921 nuovamente istituita dietro iniziativa di:

  • Société Royale Saint-Hubert (Belgio)

  • Société Centrale Canine de France (Francia)

I nuovi articoli costitutivi furono adottati il 10 aprile 1921 ed infine - il 5 marzo del 1968  per decreto ufficiale - la F.C.I. ebbe il riconoscimento legale come organismo mondiale della cinofilia con sede in Thuin (Belgio).

 


 

Lo standard ufficiale della razza

 

"Per standard s'intende la descrizione dei caratteri  etnici di una razza, ossia il tipo di una razza”

(Paul Dechambre).

 

In senso generale, lo standard della razza fissa specifiche caratteristiche fisiche relative all'aspetto del cane, oltre a tutta una serie di canoni metrici propri della struttura razziale. In particolare i punti strutturali elencati nello standard in alcuni casi conservano dei margini di tolleranza. Tali accorgimenti zoometrici sono stati volutamente introdotti per dirimere delle difficoltà pratico-oggettive nel rilevare certe misurazioni, oltre ad accogliere le varie tendenze di selezione cinotecnica affinché queste possano trovare conferma e applicazione lasciando uno spazio fisiologico ad una sensata e graduale evoluzione della razza.

Alcuni rilievi metrici sono destinati ad essere aggiornati nel tempo in conseguenza alle svolte selettive adottate in allevamento per offrire al modello raziale delle migliorie morfo-funzionali. Tali indicazioni cinotecniche si pongono come le risultanze scaturite annualmente in occasione del Campionato tedesco per l'allevamento del cane da pastore tedesco, ovvero la  Bundessieger Zuchtschau (BSZS), al vaglio delle competenze specialistiche espresse dal corpo giudicante.

 

Le origini: la suddivisione delle razze canine secondo P. Mégnin.

 

Una prima esaustiva suddivisione tassonomica delle razze canine che presentasse una certa affidabilità, ci è stata fornita nel 1897 dal cinologo francese Pierre Mègnin - (pagina 4). Essa inquadrava il cane da Pastore tedesco nel gruppo dei lupoidi.

La prima stesura integrale dello standard del cane da pastore tedesco si ebbe nel 1901 a definizione di un primordiale inquadramento dei parametri morfologico-caratteriali del tipo razziale stilato già dal 1899, ovvero all'indomani della costituzione della Deutsche Schäferhunde Verein (S.V.).

La prima stesura in seguito è stata arricchita  nei suoi punti principali durante il corso dei decenni,  tuttavia alcuni concetti costituirono dei veri e propri postulati. Uno fra questi è rappresentato dalla dicotomia dei generi; il maschio atavico capobranco, ad una prima osservazione deve da subito distinguersi dalla femmina, per imponenza dei caratteri fisici, forza e fierezza nell'espressione.

Un'ulteriore attenzione compete alla definizione di mole. La taglia ideale nel cane da pastore tedesco inizialmente prevedeva un'altezza di spalla compresa da 60 a 62,5 cm. Il primo esemplare della storia, SZ 1 Hektor von Linksrhein alias Horand von Grafrath, misurava poco oltre 61 cm.  - considerato dal Presidente SV cap. Max von Stephanitz,  "una buona media taglia". 

Dal seme di Horand sono derivate le generazioni di esemplari di pastore tedesco che hanno fornito il seguito evolutivo nella razza canina.

Nel corso degli avvicendamenti allo standard del cane da pastore tedesco la taglia fu definita nella sua tolleranza massima intorno a 65 cm. per il maschio e 60 cm. per la femmina.

Un'altra prerogativa rimasta integra, se non altro negli intenti dei revisionatori dei vari standard, mirava alla preservazione dei caratteri psichici come anche verso l'attitudine all'impiego.

La versione ultima vigente del 1991 (FCI n° 166/91) illustra un modello raziale morfologicamente conseguente alla precedente revisione del 1974, tuttavia ormai risulta obsoleto rispetto gli esiti della selezione cinotecnica svolta sino oggi, almeno da 15 anni a questa parte.

Il cane da pastore tedesco attuale esprime una struttura corporea piuttosto raccolta rispetto il tipo morfologico ideale negli anni 1991-1992 (l'esempio illuminante è fornito dalla comparazione dei Sieger  "Zamp von der Wienerau" - BSZSZ 1992  e  "Jack von Noricum"  - BSZS 1993).

L'evoluzione del tipo morfologico nel pastore tedesco è facilmente riscontrabile osservando l'archivio fotografico dei vari campioni S.V. succedutisi durante tutto il secolo XX° - tuttavia, una costante assoluta, ritenuta fondamentale sin dalla costituzione della razza è data dall'aspetto caratteriale e attitudinale secondo il quale:

 

"il cane da Pastore tedesco deve possedere un carattere forte e deciso, ma a seconda dei casi mostrarsi docile e mansueto, quindi dar prova di uno stato psico-nervoso stabile ed equilibrato tale da permettergli di assolvere alle funzioni di cane da utilità e ausilio (impiego nel salvataggio, alla guardia e difesa, impiego nelle forze dell'ordine, nell'esercito, accompagnamento ai non vedenti ecc.) ed al contempo, preservare delle ottime attitudini anche per una vita in famiglia a stretto contatto con i rispettivi componenti (adulti e bambini)".

 

Il Capitano Max von Stephanitz  - cofondatore della S.V. nonché primo presidente (1899-1935) - volle prima di tutto impartire agli allevatori del tempo, precursori della selezione, un concetto da ritenersi incontrovertibile secondo il quale il cane da Pastore tedesco doveva preservare innanzitutto le doti di cane da utilità o impiego (atto a svolgere qualsiasi compito affidatogli dall'uomo o in ausilio all'uomo), senza scendere a compromessi di sorta.

Molte affermazioni del capitano von Stephanitz si rifacevano alla finalità dell'allevamento del  pastore tedesco la cui produzione era da improntarsi ad un cane da utilità, senza compromessi.

In secondo luogo, la selezione canina si sarebbe dovuta svolgere per ottimizzare ancor di più certi aspetti funzionali relativi la morfologia affinché  le innate doti di infaticabile trottatore potessero trarvi vantaggio. In un secondo momento anche i tratti tipologici si resero maggiormente gradevoli rispetto la rusticità espressa dai biotipi dei ceppi precursori.

Ad oggi, indipendentemente dagli indirizzi cinotecnici forniti dalle associazioni nazionali per il pastore tedesco, solo l'allevatore scrupoloso in possesso d'una profonda conoscenza della razza può essere veramente in grado di convogliare appieno le doti e i pregi raziali peculiari nel proprio modello ideale di pastore tedesco facendosi interprete degli originali dettami di von Stephanitz.

Il compimento ideale dei requisiti raziali in fatto di morfologia funzionale e predisposizione all'impiego invero trovò un effettivo riscontro nell'allevamento del pastore tedesco alla metà degli anni 60 - tale retaggio genetico tuttavia fu progressivamente tralasciato senza che le linee guida della selezione raziale prevedesse un opportuno "rinforzo di sangue" (reintroduzione in riproduzione di soggetti portatori diretti di tali peculiarità).

Il gap evolutivo nei decenni a seguire ebbe a determinare in modo sempre più evidente una sorta di forbice tra le linee famigliari impiegate per l'allevamento e altre ancora, espressione queste ultime di una sommaria integrità tipologico-morfologica, selezionate appositamente per finalità e applicativi votati alle discipline addestrative. Con il trascorrere del tempo e delle generazioni, de facto,  in seno alle linee familiari prevalentemente impiegate in allevamento (verso cui erano accentrati i consensi giudicali espressi nei vari Campionati tedeschi) andavano a scemare progressivamente le doti di carattere e attitudine all'impiego riconducibili ad antica memoria.

Tale condizione si è resa propizia affinché da alcuni comparti associazionistici si ipotizzasse una comoda quanto opportunistica "dicotomia raziale" auspicando in modo sin troppo speculare e calcolato la nascita di uno specifico ambito monodisciplinare  come utile premessa ad un'ipotetica tutela specialistica in seno all'allevamento della razza. Invero, le finalità che possono sortire da tali propositi più che altro possono dirsi predisponenti alla determinazione di una propria di nicchia d'interesse ben disgiunta in fatto di competenze. Tali iniziative non possono che deviare da una sana condotta selettiva del cane da pastore tedesco.

Il concetto di cane da pastore tedesco, così come inteso nell'opera d'allevamento del competente selezionatore della razza, attiene ad una ponderata commisurazione di caratteri psichici perfettamente integrata nel contesto di una struttura muscolo-scheletrica aderente agli odierni canoni tipologici e morfologici.

 


 

Nascita ed evoluzione della razza

 

Al menu RAZZA/ articolo: "Origine della razza" si è osservato quali ceppi stanziali di cane da pastore germanici furono utilizzati nella selezione razziale che condusse poi alla nascita del Cane da Pastore Tedesco (dizione adottata solo dal 1899).

Una prima significativa esperienza selettiva certamente degna di menzione é da ricondursi alla società canina Philax, sorta nel 1891 grazie all'iniziativa di tre gentiluomini del tempo ed esauritasi solo nel 1894 a causa di sovvenuti disaccordi tra gli stessi soci componenti.

Tale esperienza, seppur breve, ebbe un'indubbia valenza per quanto riguarda i criteri selettivi adottati e le conseguenti risultanze. Il concetto posto a fondamento della nascita della società Philax era volto alla realizzazione d'un modello ideale di cane da pastore germanico il quale doveva accentrare a se doti di equilibrio caratteriale e al contempo capacità fisico-atletico commiste ad una particolare estetica tipologica.

In ogni modo, i tempi erano maturi per la realizzazione di un cane da pastore prettamente di origini nazionali che accentrasse a sé tutte le peculiarità ritenute necessarie per creare la razza canina tanto agognata e teorizzata solo fino pochi anni prima.

La prima associazione per la razza del cane da Pastore tedesco, la S.V. (Deutsche Schäferhunde Verein), fu fondata in Germania nel lontano 22 aprile 1899 da uno sparuto gruppo (si contavano circa 13 co-fondatori) fra allevatori e semplici cinofili, spronati dal volitivo capitano di cavalleria "Max Emil Friederich von Stephanitz" e dal suo amico Arthur Mayer.

Nel settembre dello stesso anno, in occasione della prima riunione dei soci S.V. - indetta col benestare dell'associazione cinofila nazionale, la V.D.H (Verband für das Deutsche Hundewesen) - fu stilato il primo standard del cane da pastore tedesco (vedi il 1° paragrafo dello standard - Cenni storici).

In pratica vennero stabiliti e fissati i caratteri etnici essenziali  nel "cane da Pastore tedesco", ottenuti dall'incrocio e dalla conseguente selezione dei vari ceppi di biotipi canini stanziali del territorio germanico, usati soprattutto in funzione di conduzione e guardia del gregge. Uno dei primi problemi da risolvere per la neonata razza, fu quella di fissare in modo abbastanza definitivo la taglia standard. I soggetti utilizzati per la maggiore nell'allevamento avevano taglie di dimensioni alterne, fu così che l'utilizzo dei primissimi Sieger ed esemplari immediatamente successivi in parentela furono sistematicamente adoperati a fini riproduttivi (Horand, Luchs, e relativa progenie). L'associazione S.V. crebbe in adesioni, dappertutto si andavano costituire altre associazioni nazionali per la razza: il consenso dell'opinione pubblica per il cane da pastore tedesco fu strepitoso, in specie nel 1906, a seguito della costituzione di appositi corpi cinofili nelle forze di Polizia. I due conflitti mondiali furono dei periodi storici rovinosi per la S.V. e per il cane da pastore tedesco, ma in entrambe le occasioni ci fu da parte dei soci la determinazione e la forza necessaria per ricostituire il materiale genetico per dare seguito alla razza canina, oltre che ricostruire le fila dell'associazione. La morfologia della razza durante tutto il secolo subì dei cambiamenti dettati da esigenze contingenti e funzionali. Inizialmente, come si evince dalla struttura dei primi esemplari iscritti al registro S.V. - il cane da pastore tedesco presentava degli arti caratterizzati da un'ossatura e muscolatura lunga, relativi raggi ossei poco angolati rispetto ai soggetti di oggi ed una linea superiore  (vedi gli schemi) dal corso non sempre lineare (non era infrequente rilevare degli avvallamenti) e anzi con una dirittura verso il posteriore prossima all'asse orizzontale. La lunghezza del rachide vertebrale si poneva in rapporto preponderante rispetto l'altezza al garrese in misura tale da conferire al pastore tedesco una struttura corporea d'insieme piuttosto allungata. Tale caratteristica morfologica si mantenne sostanzialmente invariata per decenni, ma dopo alcune innovazioni la svolta più evidente si ebbe dagli anni settanta in poi. I soggetti divennero strutturalmente più raccolti, le proporzioni corporee si affinarono. A beneficio di una maggiore copertura di terreno con andamento radente al terreno, gli angoli delle articolazioni di spalla e ginocchio furono adeguate acciocché la linea superiore assunse un corso lineare e un andamento lievemente discendente verso il posteriore. Infine, il pastore tedesco al trotto acquisì maggiore armonia, scioltezza,  nonché copertura di spazio.

Oggi il tipo di cane da pastore tedesco con l'attuale fisionomia - se paragonato al primo Sieger del 1899  - Jorg von der Kröne" -  rappresenta e costituisce a tutti gli effetti il fenomenale prodotto di un'oculata evoluzione razziale: "l'estetica corporea è accresciuta senza perciò sminuire le innate funzionalità motorie e le qualità caratteriali proprie dell'animale, dove anzi, entrambi gli aspetti sono stati rispettati e ben bilanciati". (D. Sgroi)

Ad aggiornamento di questi ultimissimi anni di selezione cinotecnica, non è da celare una tendenza alla produzione di esemplari canini volti ad una produzione di movimento di impiego prettamente scenico, da esposizione. Alludo alle angolazioni del posteriore in particolar modo al posteriore, altezza di garretti esuberante, eccessiva inclinazione della groppa (conseguenza di tale costruzione); elementi costitutivi che di fatto rendono la costruzione del cane da pastore tedesco inidonea ad eseguire col minimo dispendio di energia un trotto radente e funzionale, anche in virtù di uno sforzo continuativo, in resistenza).

 

Inoltre, dagli anni 2001-2002 circa si è avuta una temporanea tolleranza di esemplari nominati persino campioni (con evidenti applicativi in riproduzione) aventi taglia piuttosto esuberante rispetto ai limiti consentiti dallo standard vigente (taglie anche fino i 68-69 cm al garrese!).

Tale anomalia seppur ardua da far rientrare, ha potuto godere delle significative direttive calmieratrici imposte nel 2006 dal responsabile per l'allevamento S.V. Sig. Mayer (direttive già diffuse nel 2004 da apposite circolari del Presidente SV  indirizzate ai giudici selezionatori, come anche alle varie presidenze e cdn delle associazioni nazionali aderenti alla WUSV).

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