Consensus Conferrence - 1997
Trattazione
sulla
taglia del Cane da Pastore Tedesco.
L’esistenza del problema della “supertaglia” del Pastore
Tedesco è stata certificata ufficialmente ormai da alcuni anni. Nella riunione
d’Allevamento, tenutasi all’indomani della Sieger
Le Commissioni a tutt'oggi non hanno ancora presentato le loro conclusioni,
tuttavia è
auspicio di molti Amatori e Allevatori che non si arrivi ad una modifica dello
standard del PT volto ad ufficializzare questa "tendenza
evoluzionistica" aumentando l’altezza al garrese ( 70/72 cm.). Questo
trend è più sentito nei Paesi extra europei, dove si vuole un cane ancora più
imponente, pertanto ciò comporterebbe delle complicanze non indifferenti tali
da compromettere il valore cinotecnico della stessa razza. Come purtroppo è
consuetudine, è da augurarsi che politiche associazionistiche ed interessi
economici non si accordino a discapito dell'integrità della razza. Fino
ad oggi la WUSV ha ben operato nel mondo al fine di affermare continuamente
l'identità razziale del Cane da Pastore Tedesco, il tipo della razza che che si
va ad affermare nelle maggiori esposizioni. Le devianze evoluzionistiche sorte
in specie nei paesi extra europei, dettate da una selezione effimera che
sono sorte nel corso della seconda metà dello scorso secolo, non hanno avuto un
riscontro tale da inficiare la purezza della razza e fortunatamente anche
oggi restano sempre tendenze locali ormai scisse dallo standard n° 166 della
F.C.I. che ben definiscono il Cane da Pastore Tedesco come noi lo intendiamo.
Per contro, un'applicazione rigorosa dello standard (definito in passato “eccidio da cinometro”)
non è la giusta strada poiché non induce positivamente una
sensata selezione razziale che non lascia spazio alle "tendenze
evoluzionistiche" che nel tempo hanno di fatto portato le diversità
morfologiche che separano il tipo di Cane da Pastore Tedesco, dalla sua
ufficializzazione (1899) ad oggi; diversità che ben risaltano, anche agli occhi
di un profano della razza (vedi sezione Sieger S.V. della Home page).
Il concetto prima esposto non è tuttavia da confondersi con il “buonismo
metrologico” indubbiamente fuorviante, dalle mille implicazioni di ogni genere
(non escluse quelle deontologiche e legali).
E’ proponibile quindi un aumento del margine di tolleranza rispetto allo
standard “in alto” di 1/2 cm, ma soltanto per motivi tecnici legati alle
obiettive difficoltà insite nell’espletamento della specifica misurazione.
In realtà l’attuale abbuono di 1 cm nel contesto dimensionale considerato è
un “non senso” metrologico, sia come accertamento della tolleranza nei
riguardi del limite massimo della taglia, sia come “fattore di
riassorbimento” dell’errore tecnico casuale, di fatto inevitabile in ogni
tipo di misura.
In questa fase di revisione del problema va pertanto presa in seria
considerazione la rigorosa standardizzazione della misura dell’altezza al
garrese.
Quello della misura è un momento tecnico non facile, in quanto, alla possibile
precarietà dei mezzi e dei criteri adottati, viene ad aggiungersi la non
docilità del soggetto da esaminare.
E’ piuttosto noto l’episodio riguardante Xaro Arminius, splendido candidato
Auslese alla BSZ in Munchen nel 1982 (Monaco di Baviera) che per non aver
mostrato la giusta docilità nel corso del controllo della taglia in campo,
effettuato dal Giudice e Presidente S.V. Dr. Rummel, è stato dallo stesso
retrocesso al 52° posto (V52, HD normal), episodio che creò non poco sconcerto
nei presenti.
In effetti, si avverte da tempo l’esigenza di esplorare altre metodologie di
misura meno stressanti e più obiettive (più riproducibili).
La consultazione dei Laboratori di Ingegneria biomedica su queste tematiche ad
esempio, porterebbe certamente alla risoluzione di tali aspetti (e di altri ancora
come la fondamentale correlazione tra quadro radiografico delle anche e
l’effettiva compromissione funzionale nei vari gradi di displasia articolare).
L’attendibilità della misura della taglia e quindi la sua riproducibilità
sono indispensabili per gli eventuali studi statistici a largo raggio sulla
razza e per le importanti decisioni che da questi possono derivare.
Il “punto 0” statistico allora, non potrà che coincidere, per motivi di
coerenza tecnica e scientifica, si avrà un'effettiva standardizzazione della
misura della taglia, affinché questa iniziativa necessario promuovere allo stesso tempo, l’indispensabile informazione
negli Allevatori per condurli con la dovuta consapevolezza verso il traguardo
della “tolleranza 0”, raggiunto il quale l’eventuale “infortunio
cinometrico” di soggetti per altri versi di rango non deve poter meravigliare
più nessuno.
Le motivazioni sopra esposte giustificano un modello di intervento tecnico e
scientifico – la “Consensus Conference” – che porti a sintetizzare lo
“stato dell’arte” nel complesso e delicato settore dell’accrescimento e
della standardizzazione della taglia del cane di razza pura, stimolando al tempo
stesso la produzione e l’acquisizione di nuova conoscenza, nonché
l’adozione di comportamenti comuni nell’Allevamento.
L’organizzazione della “Consensus Conference” deve prevedere i seguenti
componenti:
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Comitato Organizzatore: è costituito da Esperti che garantiscano
a livello interdisciplinare l’individuazione degli aspetti fondamentali che
caratterizzano il fenomeno da studiare. Il Comitato Organizzatore definisce i
vari Gruppi di lavoro e decide la loro composizione; lo stesso Comitato sceglie
la Giuria della “Consensus Conference”. | |
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Gruppi di lavoro: devono essere costituiti in funzione delle
specifiche competenze e delle concrete esigenze (anche di fruizione) connesse al
problema da affrontare e precisamente: |
I singoli Gruppi di lavoro hanno il compito di produrre un
“documento di riferimento” comprendente i risultati delle ricerche, degli
studi e delle osservazioni riguardanti il campo specifico.
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Giuria della “Consensus Conference”: la sua composizione, ad
alto livello, deve essere interdisciplinare e deve garantire la massima
indipendenza. La Giuria riceve, tramite il Comitato Organizzatore, i
“documenti di riferimento” dei singoli Gruppi di lavoro e dopo attenta
valutazione collegiale pronuncia il “verdetto”. Il “verdetto” riguarda
in particolare le finalità delle diverse procedure adottate, la loro utilità,
l’organizzazione necessaria, le linee di ricerca da privilegiare.
Nell’organizzazione della “Consensus Conference” devono essere evitati in
particolare i seguenti inconvenienti: | |
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Conclusioni |
Ormai
da molti anni si è costituita di fatto nel contesto della razza del PT una
ristretta varietà da “lavoro” che a parità di standard, esprime al meglio
la funzionalità della razza con caratteristiche morfologiche, comportamentali e
cinematiche spesso lontane da quelle proprie della varietà da “bellezza”
(E. Righi: Riflessioni sulla selezione del cane da pastore tedesco.
L’informatore zootecnico del cane da pastore tedesco n. 17/2 del 1997).
Nella varietà da “lavoro” prevalgono o sono preferiti soggetti di taglia
“bassa” per favorire la rapidità delle prestazioni, la prontezza delle
risposte e la resistenza alla fatica (la “minaccia del malin” in questo
campo non è poi tanto aleatoria).
La dicotomia morfo-funzionale delle due linee di selezione (bellezza e lavoro)
è sotto gli occhi di tutti ed una loro eventuale ricongiunzione è un’ipotesi
improbabile, anche considerando che sono di fatto evitati gli incroci di
compensazione, come ad impedire reciproci inquinamenti (rarissimamente gli
affissi di “lavoro” si sposano con gli affissi di “bellezza”).
A questo divario va ad aggiungersi la presenza di un sottogruppo di
“bellezza”, certamente non ristretto e di difficile contenimento, composto
da soggetti di taglia “alta”. In senso figurato si può immaginare che
questi soggetti stimolino positivamente i sensori cinofilo estetici di molti amatori
della razza.
Tali sensori devono pur esistere in quanto sono loro che condizionano il nostro
“imprinting” irreversibile nei riguardi della razza prediletta.
E' sempre da loro che parte il circuito neuropsichico che condurrà a quella
interpretazione artistica così spesso invocata in Cinofilia da chi alleva o
giudica. Il dramma
sopravviene quando gli stati d’animo così indotti non sono compatibili, anzi
si allontanano, da realtà cinologiche imprescindibili.
In considerazione della dimensione del fenomeno della “supertaglia”, si
avverte l’esigenza di concludere questa fase storica di incertezze e
fraintendimenti, avviando iniziative non velleitarie, ma chiare e concrete sul
piano tecnico e scientifico